1^ Assemblea dell'Avvocatura Sarda

Pubblicato il 25.09.2012

La società ha bisogno dell'avvocato?

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Intervento della Associazione dei Giovani Avvocati del Foro di Cagliari
Presidente Avv. Andrea Loi

Ringrazio di cuore, anche a nome di tutti i componenti del Consiglio Direttivo e del Collegio dei Probiviri della Associazione che ho l’onore di rappresentare, il Presidente dell’Unione Regionale delle Curie Sarde Avv. Priamo Siotto e tutti i Presidenti degli Ordini Forensi della Sardegna per aver dato l’opportunità di intervenire, in questo contesto assembleare, anche alla neonata Associazione dei Giovani Avvocati Del Foro di Cagliari.

Al fine di affrontare il delicato tema del ruolo dell’avvocato nella società attuale e soprattutto al fine di tentare di dare una risposta alla domanda sulla quale si incentrano i lavori assembleari di questo splendido contesto, ritengo sia opportuno, nonché doveroso, riportare alla nostra memoria due figure eroiche, due veri e propri simboli della storia moderna dell'avvocatura italiana: gli avv.ti Fulvio Croce e Giorgio Ambrosoli.

Come noto, il primo ricopriva l’incarico di presidente dell'Ordine degli Avvocati di Torino nel 1977, all'epoca del processo storico alle brigate rosse, in uno dei periodi più critici e travagliati della giovane democrazia italiana.

In quel contesto emerse in maniera preponderante il ruolo dell'avvocato, diviso tra la strenua difesa dell'assistito ed il rispetto delle norme e delle regole sostanziali e processuali.

Furono proprio le B.R., paradossalmente, ad esaltare l'importanza sociale della figura dell'avvocato perchè, rifiutando la difesa di fiducia e quella d'ufficio, ma dichiarando di voler personalmente assumerla, centrarono perfettamente il fulcro del nostro sistema, fondato sull'avvocato quale soggetto costituzionale necessario che tutela gli interessi di una parte nel pieno rispetto e, dunque, all'interno di un quadro normativo di riferimento.

Fra pochi giorni, l'11 luglio prossimo, saranno trascorsi 33 anni dalla tragica uccisione del secondo eroe borghese, l'Avv. Giorgio Ambrosoli.

Egli - come noto - nominato commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, noto istituto di credito facente capo al finanziere Sindona, assunse la funzione e la condusse con lo scrupolo, la meticolosità e l'intransigenza propri di un servitore della legalità, rigido osservante delle regole e inflessibile su ogni aspetto della vicenda a lui affidata.

Quelli che oggi sogliono chiamarsi i poteri forti, gli enormi interessi economici e politici che gravitavano intorno agli affari di Sindona, non ultimi i rapporti con la mafia, condurranno il giurista Ambrosoli a un destino predestinato.

Ebbene, i mirabili esempi di Croce ed Ambrosoli portano certamente a dover smentire con fermezza il luogo comune dell'avvocato antitesi del magistrato, come contrapposizione tra interessi privati e interessi pubblici. Perché entrambi partecipano alla funzione sociale di fare giustizia nel rispetto dei diritti e degli interessi molteplici che gravitano intorno alla nostra società.

Tanto premesso, appaiono inoltre doverose, in ragione del tema oggetto dei presenti lavori assembleari, alcune brevi riflessioni circa la valenza umanistica della professione di avvocato.

Noi Avvocati, ai quali il cittadino si rivolge con una domanda di giustizia, siamo forse i primi ad entrare in contatto con i dolori, le sofferenze personali, con situazioni di assoluta anormalità. Quelle che si presentano ai nostri occhi sono quasi sempre situazioni patologiche, conflittuali, e a Noi Avvocati viene chiesto di sanarle, appianarle, ripristinarle nella legalità e nella giustizia. E l’entrare continuamente nelle vicende della vita quotidiana dei cittadini non può che renderci compartecipi delle stesse, ed inesorabilmente coinvolti, pur con il dovere di mantenere un giudizio obiettivo e reale.

Mi permetto di riportare, a tal proposito, una citazione del Grande Piero Calamandrei, padre fondatore del codice di procedura civile, sulle caratteristiche della professione dell’avvocato...

"Molte professioni possono farsi col cervello e non col cuore. Ma l’avvocato no. (…) L’avvocato deve essere prima di tutto un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sé, assumere i loro dolori e sentire come sue le loro ambasce. L’avvocatura è una professione di comprensione, di dedizione e di carità. Per questo amiamo la toga: per questo vorremmo che, quando il giorno verrà, sulla nostra bara sia posto questo cencio nero: al quale siamo affezionati perché sappiamo che esso ha servito a riasciugare qualche lacrima, a risollevare qualche fronte, a reprimere qualche sopruso: e soprattutto a ravvivare nei cuori umani la fede, senza la quale la vita non merita di essere vissuta, nella vincente giustizia".

Ed il passo è breve, per passare da queste doverose considerazioni agli scellerati provvedimenti assunti contro l’avvocatura nel corso degli ultimi 12 mesi dai Governi Berlusconi e Monti. Tali provvedimenti appaiono chiaramente preordinati all’attuazione di un terrificante disegno finalizzato, soltanto eufemisticamente, alla configurazione di un "processo senza avvocato".

Noi Giovani Avvocati non abbiamo alcuna intenzione di arretrare di fronte a questo autentico "gioco al massacro" e non rinunceremo, in alcun modo, a nessuna iniziativa, anche estrema, per farci intendere, e far intendere a chi non vuole informarsi o non vuol capire che la professione forense è uno dei pilastri dell’economia, oltre che uno dei pilastri dello Stato di diritto. Deprimere la professione forense equivale a cagionare un irreparabile danno sociale.

La storia dell’avvocatura, come testimoniano i citati esempi degli avv.ti Croce ed Ambrosoli, è una grande storia, una storia che non deve fermarsi qui, nè piegarsi ai voleri e agli interessi dei poteri forti, tutelati da un governo usurpatore – il Governo Monti -, che nessuno ha votato.

In questo momento apocalittico per l’Avvocatura Italiana, l’auspicio è quello della unità: dobbiamo stare uniti e militare insieme per contrastare pregiudizi e aggressioni. Al fine di meglio difendere i diritti dei cittadini non si può prescindere da una strenua difesa dei diritti dei loro difensori: il diritto all’autonomia, all’indipendenza, alla libertà di esercizio della professione. Ai sacrifici imposti dalla crisi economica dobbiamo dunque aggiungere i sacrifici imposti dalla difesa del nostro ruolo sociale.

I rappresentanti dell’avvocatura sono stati capaci, nel corso degli ultimi 24 mesi, di rendersi protagonisti - nel pur proclamato intendimento di difendere l’avvocatura dalle veementi aggressioni inferte dal potere esecutivo e legislativo - di esprimersi in vergognosi balbettii, promuovendo inattuabili "scioperi bianchi" e brevissime astensioni dalle udienze collocate, assai poco onorabilmente, a ridosso dei fine settimana.

Dobbiamo lanciare un segnale forte a questo Governo sciagurato. L’unica via perseguibile in questo senso, oltre alla cancellazione in blocco dalle liste del gratuito patrocinio, è una proclamazione di astensione dalle udienze ad oltranza, fintantoché le nostre legittime istanze non troveranno ascolto ed accoglimento.

Il conseguente integrale blocco della macchina della giustizia in ragione della temporanea uscita di scena del suo protagonista principale, l’avvocato, consentirebbe - se mai ve fosse bisogno - di fornire una agevole risposta all’interrogativo oggetto dei presenti lavori.

Piaccia o non piaccia, l’avvocato rappresenta il motore dell’intera macchina della giustizia: una società nella quale dovesse venire a mancare la figura dell’avvocato è destinata inesorabilmente a dover subire la "messa in sonno" dell’intero sistema giustizia.