Convegno "La riforma dell'Ordinamento Forense"

Pubblicato il 09.02.2013

Intervento Pres. Associazione Giovani Avvocati di Cagliari, 8 febbraio 2013, Hotel Mediterraneo, Cagliari

AVVOCATURA: RITORNO AL FUTURO. LA RIFORMA DELL'ORDINAMENTO FORENSE – 8 FEBBRAIO 2013, CAGLIARI HOTEL MEDITERRANEO

Intervento Avv. Andrea Loi per Associazione Giovani Avvocati del Foro di Cagliari

<<Noi Giovani Avvocati del Foro di Cagliari non possiamo che valutare, in armonia con tutte le principali Associazioni di Giovani Avvocati del Centro-Sud, in senso estremamente negativo questa pseudo–riforma, costituita da un impianto normativo obsoleto, assolutamente inidoneo ad assicurare la risoluzione dei prioritari problemi dell’Avvocatura ed un miglioramento della qualità della Giustizia nel nostro Paese, assolutamente inadeguato a garantire nuove opportunità per la professione forense, men che meno per il giovani colleghi.

L’esiguità del tempo a disposizione ci consente di passare in rassegna soltanto alcuni dei più rilevanti elementi di criticità.

ART. 21 – prevede al comma 1, primo periodo: "La permanenza dell'iscrizione all'albo è subordinata all'esercizio della professione in modo effetivo, continuativo, abituale e prevalente, salve le eccezioni previste anche in riferimento ai primi anni di esercizio professionale. "Prevede poi al comma 4, primo periodo: "La mancanza della effettività, continuità, abitualità e prevalenza dell'esercizio professionale comporta, se non sussitono giustificati motivi, la cancellazione dall'albo

Ricordiamo, al riguardo, che la Corte di giustizia europea, con indirizzo ben consolidato, si è espressa sempre contro norme che individuano nella continuità di un’attività professionale il requisito cui venga subordinato il riconoscimento di un qualsiasi beneficio, la possibilità di accesso a uno status determinato, una qualifica o un trattamento, e ciò lo ha fatto a tutela della dignità del professionista poiché ha ravvisato in tali norme possibilità di discriminazione anche indiretta a scapito delle donne e dei soggetti deboli in genere.

Alla luce di tale previsione ci si interroga se sia legittimo che - in un ordinamento giuridico che concepisce il lavoro (ed in tale nozione costituzionale di lavoro è ricompreso sia quello subordinato che autonomo, materiale o intellettuale) come forma di espressione della dignità umana – vi siano degli avvocati (e concorrenti) anche se più anziani ed affermati che possano privare un loro collega (che ha conseguito il medesimo titolo di studio e la medesima abilitazione professionale) dell’iscrizione all’albo e del conseguente diritto al lavoro? E sulla scorta, credibilmente, di quale interesse superiore ? Non è certamente questa la modalità più corretta ed adeguata attraverso la quale porre rimedio al sovraffollamento degli albi degli avvocati. Sarebbe stato opportuno intervenire sul tema con incisività, equità e chiarezza, stabilendo la più semplice, efficace ed indolore delle regole: la previsione di un numero chiuso per l’iscrizione alla Facoltà di Giurisprudenza.

MA NON BASTA: In tema di continuità e prevalenza dell'esercizio della professione la legge di riforma forense – al comma 6 dell’art. 21 - prevede anche dei privilegi irragionevoli e intollerabili a favore degli avvocati parlamentari e membri di organi legislativi rispetto a quanto disposto per i loro colleghi avvocati che però non sono parlamentari nè membri

di altri organi legislativi. Costituisce evidente profilo di incostituzionalità per irragionevolezza e disparità di trattamento il fatto che la riforma forense preveda che un avvocato sia cancellato dall'albo per mancato esercizio effettivo, continuativo, abituale e prevalente della professione, e che poi di tale principio non faccia applicazione nei confronti dei parlamentari avvocati.

ART. 22 - L'iscrizione nell'Albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori non sarà più automatica come oggi, ma consentita solo agli avvocati che superano l'apposito esame oppure a quelli che, al di là dell'anzianità di iscrizione all'Albo di otto anni, avranno poi lodevolmente e proficuamente frequentato la Scuola superiore dell'Avvocatura, istituita e disciplinata con Regolamento Cnf. Il che lascia ragionevolmente supporre che il numero degli avvocati cassazionisti calerà drasticamente in pochi anni, non essendo certamente agevole conciliare l'attività professionale con la frequenza della Scuola superiore a Roma, che si presuppone impegnativa ed oltretutto assai onerosa per le tasche del giovane collega. Ma la domanda sorge spontanea: per quale motivo è stata limitata la possibilità di chiedere l’iscrizione in conformità alla previgente normativa soltanto con riferimento ai colleghi che abbiano maturato i relativi requisiti di anzianità nei tre anni successivi alla entrata in vigore della Legge 31 dicembre 2012 n. 147 ? L’art. 22 avrebbe dovuto trovare applicazione, più equamente, soltanto con riferimento a coloro i quali si fossero iscritti all’Albo successivamente all’entrata in vigore della Riforma. Trattasi, pertanto, di norma iniqua, che danneggia pesantemente la giovane avvocatura, in quanto crea delle evidenti disparità di trattamento fra soggetti che, al momento di entrata in vigore della norma, hanno conseguito la medesima abilitazione professionale.

 

ART. 11 – Gli avvocati sono obbligati a curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale, fatta eccezione per quelli che hanno più di 25 anni di iscrizione all’Albo e per gli ultra sessantenni. Quindi, in buona sostanza, chi ha smesso da più tempo di studiare ha meno bisogno di stare al passo con la nuova normativa e le novità giurisprudenziali rispetto a chi è di studi più recenti. Possibile che un anziano professionista over-60 abbia minore bisogno di aggiornarsi rispetto a un giovane fresco di studi e con una buona propensione di base all’uso degli strumenti informatici?. Peggio: sono esentati i componenti di organi con funzioni legislative, con la motivazione che si aggiornerebbero per il sol fatto della attività che svolgono. Ma non riesco proprio a comprendere come si possa decentemente sostenere che un assessore regionale o un consigliere regionale, come anche un parlamentare, si aggiornino sulla normativa, sulla giurisprudenza e sulla dottrina per il solo fatto di sedere in un consiglio o in un aula del Parlamento.

ART. 41, COMMA 11 – E’ con un senso di profondo imbarazzo che, dulcis in fundo, rilevo l’esistenza di una norma che sancisce, a chiare lettere, che il titolare di uno studio legale può pagare un obolo al giovane praticante avvocato che sgobba per lui soltanto dopo il primo semestre. Troviamo, pertanto, in questa Riforma addirittura una imposizione di lavorare a titolo gratuito per i giovani praticanti come i <<ragazzi spazzola>> dei barbieri di una volta.

Mancano poi del tutto, in questa pseudo riforma, norme sulla trasparenza e la rotazione degli incarichi che promanano direttamente o indirettamente dal potere pubblico e ne utilizzano le risorse finanziarie

Altro che opportunità e "nuova vita" per la professione forense, altro che "rilancio", altro che brillante futuro per i giovani colleghi (e pure per quelli che hanno sorpassato la soglia dei 40): questa è l’ennesima dimostrazione che viviamo in un Paese governato da vecchi (e destinato ad essere in futuro condotto dai loro portaborse), asfissiato da logiche di casta e corporative.

In definitiva più ombre che luci.>>